mercoledì 27 aprile 2011

Magazzino di Porte. Viaggio a puntate nella storia dei serramenti



L’ECLETTISMO E IL LIBERTY


Non c’è una soglia netta tra l’età neoclassica e la stagione dello storicismo eclettico. Non solo perché il gusto che dall’età neoclassica si dirama nei vari Biedermaier, Impero, Regency, si spinge ben addentro al XIX secolo ma anche perché sul fronte degli esotismi delle cineserie e degli orientalismi in genere, prosegue un fenomeno già iniziato nella seconda metà del Settecento. Dal punto di vista pratico questo fenomeno ha per noi un certo interesse: poniamo il caso della casa pompeiana e dei suoi arredi. Alle testimonianze autentiche del primo secolo noi possiamo giustapporre il revival dell’età neoclassica cui, appunto, subito si aggiunge il contributo dell’eclettismo che moltiplica le possibili declinazioni dei soggetti. In una ‘grammatica degli ornamenti’ che ora si è incuriosita di ogni angolo del globo e di ogni possibile antichità, le scelte sono molto ampie.



Tra le porte documentate in questo file, possono trovarsi soluzioni neoegizie, neocinesi come quella di Parma, o neoindiane, attuate nel padiglione reale di Brighton.
Porte intrise di fastosità barocche, variamente declinate per forme e colori dal Salento alla Germania e molti moltissimi esempi di quel neorinascimento, specie cinquecentista che, supportato da una indiavolata abilità nell’intaglio, sarà cavallo di battaglia di botteghe e laboratori senesi, fiorentini, pistoiesi ecc.
Apparentemente più adatto alla riproposta o ad innescare nuova progettualità potrebbe essere il filone opposto al classicismo cinquecentista, quello anticlassico del medievo.



E non tanto gli esemplari propriamente gotici, quanto il medioevo romantico alla Morris, ispirato per intendersi al Tre-Quattrocento negli arredi policromi di cinz o di carte da parati, di decori a stampino o più raramente di vere e proprie pitture. In Italia certamente, ma un po’ in tutto il mondo, il tardo eclettismo medievalista sconfina talvolta nel liberty. Succede a Bedford Park, come nella Scozia di Mackintosh o di Ballie Scott, nel medievalismo di Basile in Sicilia. Una tensione a forme elementari che in un certo senso contrasta con il raffinato disegno astratto, art nouveau di certi vetri legati a piombo nelle porte capolavoro della sala da the di Mackintosh, di certe maniglie esagerate nella loro evidenza plastica e nella loro misura.



Caratteristiche destinate ad essere sviluppate, a trovare nel seguito più declinazioni, nei motivi floreali, nei fiori variopinti di tante porte e finestre vetrate di alta, di bassa o di mediocre qualità; lo stesso per le grandi maniglie, per le toppe smisurate che offriranno agli Arts déco un elemento di sicura caratterizzazione. La sinuosa eleganza di questi esemplari che richiedono lavorazioni esclusivamente manuali o hanno messo alla prova le possibilità delle prime pialle e frese elettriche, se per un verso aspira a sostituire l’abaco dei vecchi stili, per molte altre strade si mescola con questi, in tante architetture, negli arredi e nella foggia di tante porte, aprendosi alla contaminazione neoeclettica.



Mauro Cozzi

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